Entrai in casa e mi accorsi subito che per me sarebbero stati guai…
"So che ieri sera vi siete comportate in modo davvero immaturo, Rosaria", mi disse Mauro vedendomi rientrare in casa.
Non aggiunse altro, io capii a cosa si riferiva, ma non riuscivo ad immaginare come avesse mai potuto scoprirlo.
La sera prima eravamo andate a far serata con le ragazze, ci eravamo scatenate, avevamo bevuto insieme e avevamo fatto un giochino stupido mentre ballavamo. Una cosa un po' hot che avevamo visto fare sui social poco prima al tavolo davanti ai nostri margarita.
Abbiamo sfilato il perizoma da sotto i tubini, fatti passare da sotto le nostre altissime decollete e ci siamo legate i capelli con lo slip al centro della sala, poi prese dall'adrenalina siamo andate a farci offrire da bere al bar.
Un gioco sfacciato, ma divertente se fatto con il giusto spirito, sapevamo che avremmo attirato l'attenzione e ci siamo lasciate un po' andare. Capii solo alla fine della punizione in che modo avesse saputo della nostra, più o meno innocente, bravata.
"Spogliati, poi vai a metterti all'angolo", mi disse indicandomi il muro.
Non risposi, chinai il capo e iniziai a svestirmi riponendo i vestiti sul divano, poi andai a mettermi faccia al muro e braccia lungo i fianchi e attesi...
Passarono dieci, forse quindici minuti e più passava il tempo, più temevo la punizione che da lì a poco avrei ricevuto.
"Piegati in avanti leggermente e mani sulle ginocchia", disse, rientrando in camera con il pesantissimo paddle di legno tra le mani.
Mi misi al centro della stanza ed eseguii, lui si mise di fianco a me, cingendomi il busto con il suo energico braccio sinistro
"Vergogna" mi sgridò mentre arrivava il primo colpo FORTISSIMO, una sculacciata tremenda
"Sono molto deluso da te", riprese a sgridarmi, sculacciandomi di nuovo con un'intensità che mi faceva impazzire dal dolore, tanto che era costretto a tenermi forte con il braccio sinistro, avvinghiata a lui.
Tra una sculacciata e l'altra passavano almeno 10 secondi, forse anche di più, e l'attesa mi struggeva perché mi stava sculacciando davvero fortissimo.
"Sei una ragazzina immatura" SMAAAAAAAAAAAAAAAAACK
"Non pensare di cavartela con due sculacciate" SMAAAAAAAAAAAAAAAAACK sempre più forte e al quarto colpo, praticamente avevo i brividi solo a pensare che potesse arrivarne un altro.
Ogni volta che stava per arrivare una sculacciata stringevo gli occhi forte e mi concentravo per resistere, ma arrivato il decimo colpo sentivo le gambe tremare.
Mi fece mettere all'angolo, mise un timer sul mio smartphone e mi disse: "Quando suonerà la sveglia, vieni da me con il paddle". Poi, senza aggiungere altro, andò a preparare la cena.
Rimasi ferma un'eternità, mani lungo i fianchi, naso e punte dei piedi attaccati al muro, chiusi gli occhi, ma era impossibile rilassarsi, la casa era calda, ma non abbastanza da non sentire freddo completamente nuda e faccia al muro freddo, ben lontana da un termoarredo e con i piedi nudi a contatto con il freddo marmo.
Sentii Ana rientrare in casa, ma percepii il suo sgattaiolare verso la sua camera.
Il timer, lo scoprii solo quando ripresi il telefono: era impostato a 30 minuti. Mi staccai dal muro, presi il paddle e andai da Mauro, che stava apparecchiando.
Il paddle è tra gli strumenti che più temo, perché il colpo prende tutto il sedere e, specialmente con il freddo, è insopportabile. Mauro poi aveva deciso di imprimere bene il messaggio e si impegnò perché questo arrivasse a fondo.
Mi fece mettere nella stessa posizione e di nuovo mi sculacciò 10 volte con il paddle, continuando a sgridarmi tra un colpo e l'altro, poi mi fece tornare all'angolo.
Ogni sculacciata doveva stringermi forte, perché iniziai a saltellare e a dimenarmi ad un certo punto.
Mentre stavo faccia al muro, andò a chiamare Ana e cenarono insieme con me di fronte a loro in punizione e con il sedere probabilmente purpureo.
Mauro le spiegò perché mi stesse punendo e le spiegò quanto fosse in disappunto per la mia bravata. Mi sentivo umiliata; non potevo vedere in viso la ragazza, ma ascoltava attenta. "Non pensavo che Rosy facesse di queste cose, sai", chiese retoricamente, incalzando Mauro, che sottolineò quanto fossi da sempre molto immatura in certe situazioni.
"Non lo avrei mai detto", bisbigliò con un finto stupore, poi ritornò al suo interesse per la mia punizione: "Pensi che possa parlare con lei dopo? Vorrei un aiuto con una cosa che sto studiando."
li capii che la punizione era ben lontana dal giungere alla fine "Puoi chiedere a me, ti aiuto io" replicò senza entrare in dettagli.
Il timer scoccò il termine del corner time da lì a poco, Mauro e Ana erano ancora seduti a tavola "Vieni qui e portami il paddle", mi disse severo, ma replicai un po' seccata
"amore, ancora? Ho capito la lezione, sei stato già severo". Mauro si alzò da tavola, mi prese dalle mani il paddle e mettendomi in posizione "forse non ti è chiaro"
SMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACK
"che le prenderai di santa ragione"
SMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACK
""finché non penserò che sia bastato"
SMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACK
Mi faceva malissimo, ogni colpo che arrivava mi faceva vacillare, vanificando ogni mio sforzo di resistere, come se non bastasse avevo lo sguardo in direzione della tavola da pranzo e incrociai tra una sculacciata e l'altra lo sguardo di Ana che questa sera era stranamente attenta ad osservarmi con un ghigno quasi compiaciuto della punizione che stavo subendo di fronte a lei.
Abituata a vedermi sempre di tutto punto, imperturbabile, stava vedendo la me vulnerabile, umiliata e dolorante.
Avrei voluto contenermi di più, ma seppure i colpi arrivassero tra una lunga sgridata e l'altra, ero concentrata principalmente a dover resistere e sopportare la sculacciata successiva.
Quando giunse l'ultima sculacciata, mentre Mauro mi diceva di tornare all'angolo faccia al muro, ebbi conferma che Ana stesse proprio gongolando della mia mortificazione, non solo, mentre rimasi per ulteriori 30 minuti in castigo, finirono di cenare, poi lei rifece la cucina, sparecchiò la tavola, ma per esser sicura di non perdersi lo spettacolo, prese in fretta i suoi libri, li mise tutti sul tavolo e iniziò a far finta di studiare (è una mia supposizione, ma ci giurerei che stesse solo prendendo tempo) attendendo che il timer terminasse nuovamente il giro...
Io avevo paura di ricevere altre sculacciate con il paddle, ero infreddolita e affranta, ma mi feci coraggio e andai da Mauro, seduto sul divano a leggere qualcosa, di fronte a lui in piedi gli porsi il paddle, lui si alzò in piedi e ponendosi per la quarta volta al mio fianco, mi fece inarcare in avanti e riprese a sculacciarmi. Ana, intanto, fingendo di dover prendere l'acqua, si alzò dal tavolo, per poi restare in piedi ad osservarmi qualche metro più in là, nei pressi del tavolo, ma garantendosi una posizione migliore.
Durante tutta la punizione, provai a non incrociare lo sguardo con lei, ma mi era quasi impossibile non notarla e non avvertire il suo giubilo.
Dopo l'ultima sculacciata, Mauro mi costrinse di nuovo al corner time, dicendomi: "Va' in punizione, poi dopo subito a lavarti e a letto".
Accondiscesi, eseguii gli ordini. In bagno osservai il mio sedere, arrossatissimo, già sapevo che la mattina dopo non avrei potuto nuotare.
La mattina mi vestii di tutto punto, come sempre, ricomposi il mio orgoglio e pensai che addirittura avrei potuto allenarmi senza dar nell'occhio, perché il sedere non aveva lividi se non dove avrebbe coperto il costume.
Era l'alba, faceva molto freddo fuori, era ancora buio, feci una leggerissima colazione quando "Rosaria, non penso tu abbia capito quanto io sia ancora arrabbiato con te, voglio che tu mi dimostri di aver capito la lezione e penso che tu meriti ancora una severa sculacciata". Non mi aspettavo fosse ancora arrabbiato; pensavo fosse tutto passato, ma, non avendo più parlato la sera, non chiarimmo la questione quanto avrebbe voluto.
Un po' risentita, più per il fatto che fosse ancora in collera con me che per l'ennesima punizione che avrei dovuto subire, risposi tirando giù la zip del tailleur, facendolo scivolare a terra, poi tirai giù i collant e lo slip sfilando le decolleté, poi le indossai nuovamente: "Sono pronta a ricevere il tuo castigo, amore". Non si scompose, si andò a sedere sul divano e, facendomi segno "vieni sulle mie ginocchia", mi disse.
Mi stesi come ero abituata a fare e pronta per la punizione. Iniziò a riprendermi e a spiegarmi perché era tanto contrariato e io mi scusai, spiegandogli che ero consapevole di aver fatto una cosa sciocca, mentre mi sgridava, mi strofinava la sua grande mano sul sedere. Sgridandomi, mi resi conto di come aveva capito cosa avevo fatto nel locale, o comunque fuori casa. Banalmente mi aveva visto rientrare e aveva subito notato i capelli legati in modo inaccurato, accorgendosi poi che avevo il perizoma tra i capelli quando lo tolsi per andare poi verso il bagno a fare una doccia e andare a dormire. A quanto pare, non sapeva precisamente cosa avevo fatto e in che momento, ma la mia distrazione mi costò cara. Avrei dovuto sciogliere di nuovo i capelli
E magari riporre il perizoma in borsa, ma ero troppo brilla per poter ragionare lucidamente (altra cosa che, per fortuna, non è venuta fuori, altrimenti altro che 40 colpi di paddle…).
Mauro iniziò a sculacciarmi, forte a mano aperta con ritmo costante, ad ogni sculaccione seguiva il mio "ahi, ahi, ahi", non mi aspettavo di dover ricevere un'altra sculacciata tanto severa e per di più
quella mattina soffrivo tremendamente quei ceffoni sul sedere... maledizione quanto li soffrivo! Dopo un paio di minuti di interminabili e dolorose sculacciate, iniziai a non farcela più e a stringermi forte al suo pantalone e al divano, stringevo i denti e gli occhi per resistere, ma era davvero difficile.
Finalmente Mauro prese una pausa dalla mia lunga punizione, per riprendere a sgridarmi e a mortificarmi non soddisfatto dei miei "scusami, non lo faccio più", quando fummo interrotti da Ana,
Probabilmente sveglia a causa nostra, che scalza e con indosso un baby doll di pizzo ci diede il buongiorno "buongiorno, scusate non pensavo che foste già svegli",
Disse civettuola, mentendo spudoratamente, "Faccio colazione e vado in facoltà di corsa", continuò il discorso con me stesa sulle ginocchia di Mauro e disinvolta, priva di ogni imbarazzo nei miei confronti. Avevo percepito da qualche minuto la sua presenza, mentre Mauro mi sculacciava avevo intravisto un movimento nel corridoio e la flebile luce della stanza diffondersi per un attimo sul pavimento, ma siccome Mauro non smetteva un secondo di sculacciarmi, il dolore diventava sempre più insopportabile e non riuscii a focalizzare se Ana fosse li o meno ad osservarci, ma sono certa che fosse li nella penombra ad assistere alla mia ennesima umiliazione.
"Fa pure, Ana, ci spostiamo in camera; abbiamo bisogno ancora di qualche minuto", disse Mauro, facendomi segno di alzarmi per trasferirci in camera da letto.
Mi alzai, presi le mie cose e seguii mio marito in camera dove sommessa gli chiesi "amore, ti ho chiesto scusa, non lo faccio più, devi ancora..."
"Si, amore, stenditi qui e non fare storie", mi rispose.
Mi misi in posizione sulle sue ginocchia e da li a poco riprese a sculacciarmi, non resistevo proprio più, non trattenni i "basta amore, ti prego, non lo faccio più" e i miei "farò la brava, scusami" mentre mi continuava a sculacciare.
Per almeno un altro paio di minuti venni sculacciata ininterrottamente, poi mi fece alzare e mi baciò sulla fronte: "Confido che non farai più certe cose tanto infantili.".
"Certo, amore", gli dissi abbracciandolo.
Poi mi rivestii e provai a ricomporre al meglio la me imperturbabile. Non mi osservai neanche il sedere per capire in che stato di presentabilità al pubblico fosse, uscii dalla camera, andai in cucina a prendere una bottiglietta d'acqua e salutai Ana con un sereno "Buongiorno Ana", corrisposto da un altrettanto conciso "Ciao Rosaria, vai a nuotare?", con un sorriso quasi soddisfatto.
"Certo, tu vai a studiare in facoltà? Ci vediamo stasera", le risposi cordialmente e pacatamente, sorridendo.
Mi andai ad allenare. Indossai il costume in modo da non esser vista mentre mi spogliavo, per fortuna era ancora presto e gli spogliatoi erano semideserti, mi avvicinai allo specchio per intravedere il rossore, si intravedeva leggermente dai lati del costume, ma era la parte meno arrossata, bisognava soffermarvisi sopra per percepire che fossi arrossata, mi feci coraggio e andai fino a bordo vasca in accappatoio. Entrai in acqua e iniziai il mio lungo e faticoso allenamento. Ne uscii tanto stremata da non pormi più alcun pensiero sullo stato del mio roseo (magari solo roseo) sedere fino a quando giunsi dalla Contessa per chiudermi nella mia stanza e iniziare a lavorare.
