Raccontare della mia vita kink mi piace, esternare le mie emozioni, le mie paure mi fa star bene con me stessa. In Italia non è così frequente, ma non sono l'unica al mondo a tenere un blog della mia vita e della mia relazione con la disciplina domestica. Questo mi fa sentire parte di qualcosa di più grande, per quanto venga comunque messo in evidenza che in Italia viviamo ancora con troppi tabù, specialmente se legati alla sfera sessuale.
Oggi voglio raccontare della più recente punizione che ho subito, motivo per cui ad un certo punto ho scelto di rimettere il mio blog online, pur sapendo che iniziando da capo, saranno solo gli amici e le amiche strette a leggermi.
Da quando frequento la Contessa, vivo una vita rigorosa e piena di rigidi impegni, allenamenti durissimi in piscina; ho ripreso la danza classica; seguo gli insegnamenti e i rituali della Signora meticolosamente. Mauro mi mette raramente sulle ginocchia, se non quando riusciamo ad andare alla baita, gli impegni continui e il rigore impostomi hanno fatto sì che fossero davvero pochi i motivi per cui mio marito sia costretto a mettermi in riga.
La stessa Contessa, durante le ispezioni è solita complimentarsi con me e questo mi rende molto soddisfatta. Non di meno, da quando abbiamo in casa Ana, sono stata insignita della responsabilità
di supervisionare il suo andamento accademico e i suoi comportamenti. Una responsabilità che pesa ancora di più se vissuta da una devota sottomessa alla domestic discipline, come me.
Il problema dell'esser tanto "perfetti" è che quando si sgarra non c'è possibilità di scamparla, perché ogni "imperfezione" è ancora più evidente. Sto usando termini forti, ma son tutt'altro che perfetta… anzi, son sempre la solita monella che ama far festa con le amiche, andare a ballare e divertirsi senza troppi freni, che adora stuzzicare suo marito in modo irriverente e non di rado andando oltre i limiti.
Proprio per la mia leggerezza ho recentemente subito una punizione da mio marito.
Avevo permesso ad Ana di festeggiare con degli amici a casa, mentre noi eravamo fuori, ma al ritorno abbiamo trovato la casa un disastro. Ana è stata sgridata da Mauro, poi son stata incaricata
di punirla e al contempo son stata messa io stessa in punizione. Venivamo da un weekend alla baita e ovviamente non avrei potuto ricevere sculacciate almeno per un paio di giorni, così mi ha
costretta a disciplinare Ana, rassettare con lei casa e infine scrivere 500 volte "meriterei di essere sculacciata" su un quaderno.
Era tardi, ero stanca e non mi andava di far nulla di quel che mi era stato chiesto.
Sistemai casa, che non era davvero un disastro, ma semplicemente si vedeva che era stata vissuta da un gruppo di adolescenti spensierati. Quando finii, erano già quasi le 2 di notte, dissi ad Ana di restare in castigo per 15 minuti e riflettere sulle sue azioni, poi le dissi di andare a dormire. Presi un quaderno, mi misi in cucina sullo snack e iniziai a scontare la mia punizione.
Mauro si arrabbia se inizio a scrivere con una grafia illeggibile, così per quasi due ore scrissi senza sosta attenta a mantenere uno stile leggibile dalla prima all'ultima riga.
Andai a dormire tardissimo con i crampi alla mano destra e sfinita.
La mattina Mauro verificò il quaderno e ispezionò la casa, poi mi chiese in che modo avessi scelto di punire Ana e si arrabbiò quando scoprì che le avevo solo ordinato 15 minuti di corner time.
"Avrei preferito che Ana fosse punita più severamente", mi disse, crucciato.
"Lo so, le ho detto che eravamo molto delusi, non me la sono sentita di fare altro, lo sai, non è nelle mie corde"
"Devi imparare ad essere ferrea anche in queste scelte, come la Contessa lo è con te, Ana sa bene che avrebbe meritato la tua punizione. Per questa volta lascierò correre, ma le prossime ti voglio inflessibile".Annuii e facemmo colazione. Ana arrivò da lì a pochi istanti. Probabilmente aveva sentito tutto il nostro discorso e, in parte, mi faceva piacere che avesse ascoltato.
Non passarono molti giorni che Ana mi vide costretta ad intervenire nei suoi confronti in modo fermo, rispose male a Mauro e non lo tollerai, a prescindere da quanto Mauro fosse indispettito, io stessa mi vidi costretta a redarguirla. La portai con me in camera da letto e la rimproverai aspramente, poi le dissi che non l'avrebbe scampata liscia questa volta e le chiesi di stendersi sulle mie ginocchia.
Ero tesa, ma carica di adrenalina; non volevo in alcun modo che passasse il messaggio che rivolgersi in malo modo nei confronti di mio marito fosse minimamente tollerato da entrambi.
Ana mi guardò strana, non si aspettava la mia reazione e palesemente in disappunto si stese sulle mie ginocchia, ma senza togliere i jeans, pensando di farla franca, ma fui irremovibile
"Tira giù i jeans alle caviglie, da ora in poi non ti sarà permesso alcuno sconto, giù i jeans e anche gli slip, fino alle caviglie e fa in fretta", la sgridai mentre Ana temporeggiava.
Non appena iniziò a slacciarsi i jeans, con fermezza glieli tirai giù e la tirai sul mio grembo e iniziai a sculacciarla sul sedere, ma per quanto io fossi allenata, mentre continuavo a sculacciarla, mi resi conto che la ragazza sopportava fin troppo facilmente la mia mano gentile e affusolata.
"Alzati e vai a prendere la spazzola in quel cassetto", le indicai severamente. "Senza storie!" continuai. La feci ristendere sulle mie gambe e le diedi 10 colpi di spazzola su ogni natica e lì mi resi conto di quanto la ragazza stesse assorbendo il messaggio, perché iniziò a dimenarsi e a strillare e a cercare di proteggersi, ma glieli diedi in sequenza così veloce che non le diedi il tempo di divincolarsi.
"Va a chiedere scusa a Mauro immediatamente, poi resterai in castigo finché non ti permetterò di rivestirti", continuai a sgridarla, portandola in salone e indicandole l'angolo dove sarebbe rimasta a meditare. Non le permisi di tirarsi su i jeans, costringendola a camminare a passetti stretti. Ana restò a capo chino e si scusò con Mauro, poi si mise in punizione e restò lì per 1 ora di fila senza fiatare.
Quando le diedi il permesso di rivestirsi, si avvicinò a me e, abbracciandomi, mi chiese scusa, sinceramente dispiaciuta.Le sue sensazioni le avevo provate decine e decine di volte, sapevo cosa stesse provando, sapevo come si sentiva mentre la sculacciavo e sapevo bene quanto fosse stata dolorosa la punizione per lei, quella spazzola l'avevo assaggiata più e più volte.
